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il mondo di percival everett negli occhi del piccolo ralph


genialità


21 settembre 2007

Da dove arriva il Supernumero?

Per risalire al concetto di “supernumero” dobbiamo rifarci alle conoscenze dei Maya in campo matematico e astronomico. In quell’antica civiltà le due discipline andavano di pari passo: i calcoli matematici erano necessari per misurare con precisione il tempo e per fissare il calendario delle attività agricole e dei rituali religiosi, mentre gli astronomi calcolavano con precisione il movimento di alcuni astri e la ricorrenza delle eclissi. Da qui l’origine del supernumero (1.366.560), che equivale precisamente al numero di giorni che compone l’era attuale, ed è particolarmente significativo perché collega un’intera serie di cicli. Il loro calendario era composto da diversi cicli cronologici connessi tra loro. I principali erano quello solare o “anno vago” di 365 giorni detto Haab e quello divinatorio di 260 giorni detto Tzolkin.

Questo supernumero ricavato dallo studio del Codice di Dresda è molto vicino ad un altro numero significativo (1.366.040) che equivale al numero di giorni relativo al ciclo delle macchie solari studiato da Cotterell e che differisce esattamente di 520 giorni – per i Maya due cicli Tzolkin.

In effetti, i Maya, osservavano il pianeta Venere allo scopo di tenere sotto controllo i cicli delle macchie solari poiché dopo venti cicli era stata prevista l’inversione del campo magnetico, come effettivamente accadde.

All’inizio, le date, anche se decifrate, non erano collegabili al nostro calendario. Gli studi dell’americano Goodman portarono ad individuare, nel 1905, questo collegamento. La fine dell’ultimo “ciclo grande” e l’inizio di quello attuale corrispondono alla data del 13 agosto del 3114 a.C. Poiché un ciclo grande dura 1.872.000 giorni (13 Baktun), la fine dell’era attuale cadrà il 22 dicembre del 2012.

L’importante è saperlo… anche se il sospetto è che in quel giorno probabilmente finirà la vita in un piccolo villaggio del Centro America!


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18 luglio 2007

Pharmakon

Il pharmakon per antonomasia è la cicuta: per tutti gli ateniesi è un veleno, ma non per Socrate che la beve con avidità, perché quando la pozione entra in azione, il veleno nel corpo diviene vero rimedio per l’anima che si libera della sua tomba. Socrate è sciolto dalle catene. Pharmakon non può essere definitivamente né rimedio né veleno, perché è entrambi: allora il dentro e il fuori si mischiano; agli Ateniesi non resta che neutralizzare farmaco per farmaco perché ci sarà sempre un Odisseo che costruirà un cavallo di legno in cui infilarsi per approdare di là delle mura e, una volta inoculato all’interno del corpo della polis, seminare la morte. Il cavallo di legno fu la prima siringa e la presa di Ilio la prima iniezione del pharmakon, nella storia dell’Occidente.

Derrida riflette sulla parola “pharmakon”, facendola apparire una polisemia regolata che gli permette per distorsione, indeterminazione e sovradeterminazione, ma senza controsenso, di tradurre la stessa parola con “rimedio”, “veleno”, “droga”, “filtro”. Questo termine costituisce perciò un esempio di pratica di raschiamento del significato e di fluidificazione dei contrari che avviene nell’ambito della scrittura, con la creazione di una trama infinita di rapporti, in cui ogni termine dà origine a una catena di significati opposti che esplodono l’uno nell’altro (ad esempio: veleno/cura, vita/morte, bene/male, padre/figlio, essere/divenire, apparenza/realtà, natura/spirito, corpo/anima, materia/forma, bello/brutto, serio/scherzoso, giorno/notte, ecc…).


28 giugno 2007

Différance

Différance è il termine centrale e fondamentale nel lavoro di decostruzione in quanto permette a Derrida di situarsi al limite del discorso filosofico proprio dell’Occidente, il logocentrismo, e di decostruirlo. In francese Derrida scrive la parola con la “a” anziché con la “e” per marcare l’alterità tra parola scritta e parola orale, infatti différance si pronuncia come “différence” senza alcuna variazione acustica significativa. Con questa violenza grafica Derrida vuole segnare uno scarto dal fonologocentrismo, cioè dal privilegio del Logos nel sistema concettuale dell’Occidente, scarto che non si presenta in forma di opposizione su coppie concettuali opposte ma come alterità eccentrica non riconducibile al principio d’identità.

L’indecidibile è la logica stessa del decostruzionismo, che attraverso questa forma si richiama a forme di discorso non dichiarativo ma evocativo quali l’invocazione, l’invito, il ringraziamento, il perdono e la preghiera.
Il pensiero derridiano della differanza ha la sua fonte in Nietzsche, Freud, Husserl e Heidegger, autori verso i quali Derrida assume una posizione critica in quanto essi permangono, pur criticandolo, dentro il sistema della metafisica.

Ralph sa tutte queste cose...


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23 maggio 2007

Mary Mallon

Mary Mallon, passata alla storia come Typhoid Mary, era una cuoca americana d’origine irlandese che, secondo una leggenda metropolitana, ha trasmesso il tifo a più di cinquanta persone lavorando a New York nei primi anni del Novecento. A quanto pare, la donna sapeva di avere la malattia ed era riuscita a eludere la polizia per otto anni, fino a quando venne arrestata nel 1915. Esiste forse anche un prototipo più antico. In una novella intitolata Il letto numero 29, scritta nel 1884, lo scrittore Guy de Maupassant (1850-1893) parlava di una donna che aveva deliberatamente diffuso la sifilide presso le forze nemiche. È possibile, tra l’altro, che Maupassant si sia basato su una leggenda del tempo.




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10 maggio 2007

Semantema

Semantema è un termine che deriva dagli studi di area linguistica. Il semantema si può definire come l’elemento della parola portatore del significato o meglio del significato fondamentale (es. corr indicante l’idea di “corre”, oppure corr idea della corrente).
Ricordo che Pasolini usa questa parola in una famosa frase in cui mette in luce la funzione culturale della sua morte. L’aforisma fa così: “Il fonema senza il gesto è un semantema diverso”; una frase che, fuori dal gergo, ha questo significato: il fonema (la parte per il tutto, l’opera scritto-verbale e audiovisiva dunque) non integrato dal gestoè un semantema diverso (acquista un altro significato). (non integrata dalla morte)




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